JXXIII News

L’11 ottobre 2014, nella festa liturgica di San Giovanni XXIII, la chiesa parrocchiale di Sotto il Monte viene eretta a Santuario, confermando la sua vocazione di comunità impegnata a custodire la memoria di Papa Giovanni e del Concilio Vaticano II. Nell’occasione, la Fondazione Bernareggi, in collaborazione con l’Associazione Giovanni XXIII di Sotto il Monte, esporrà temporaneamente alla Casa del Pellegrino un’istallazione di arte contemporanea ad opera di Arianna Tinulla e un dipinto di Luigi Scarpanti, uno dei ritratti meno noti e più originali di un pittore bergamasco al Papa del concilio.

 

La Paloma di Arianna Tinulla e di tutti

“Papa Giovanni mi è sempre stato presentato fin da piccola come un grande uomo di cui era comprensibile percepire una fisica assenza, potente, buono, rivoluzionario, coraggioso e persuasivo.

Ora è stato chiesto a me di esprimere cosa significhi per me la sua figura.

Un episodio cardine delle sue incredibili missioni credo sia quello relativo al suo messaggio lanciato dalla Radio Vaticana nell'ottobre del 1962, nel cuore della guerra missilistica a Cuba, che era rivolto “a tutti gli uomini di buona volontà”:

«Alla Chiesa sta a cuore più d’ogni altra cosa la pace e la fraternità tra gli uomini; ed essa opera senza stancarsi mai, a consolidare questi beni. A questo proposito, abbiamo ricordato i gravi doveri di coloro che portano la responsabilità del potere. Oggi noi rinnoviamo questo appello accorato e supplichiamo i Capi di Stato di non restare insensibili a questo grido dell’umanità. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace: così eviteranno al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere le spaventevoli conseguenze. Continuino a trattare. Sì, questa disposizione leale e aperta ha grande valore di testimonianza per la coscienza di ciascuno e in faccia alla storia. Promuovere, favorire, accettare trattative, ad ogni livello e in ogni tempo, è norma di saggezza e prudenza, che attira le benedizioni del Cielo e della terra.»

Fu significativo che Nikita Chruščëv in meno di due giorni avesse deciso di ritirare le navi sovietiche: un ateo aveva ascoltato Papa Giovanni prima di Kennedy, un politico che lo stimava evidentemente come uomo e diplomatico.

In questo Papa c'è stato il coraggio silente di non arrendersi mai; la sua opera incessante è stata una sorta di fine che giustifica i mezzi, obiettivi talmente alti da apparire utopici ma ai quali lui non ha smesso di tendere e rendere tangibili, sempre più vicini. Si è occupato della figura della donna nel cristianesimo, di lavare i pregiudizi ufficiali della chiesa sull'Ebraismo, ha aperto la chiesa all'attualità, alla consapevolezza scevra di pregiudizi, ha utilizzato tutti i mezzi a sua disposizione per portare avanti un messaggio d'amore universale, innovatore, per dirigere la chiesa verso un ecumenismo sano e autentico.

Per me Papa Giovanni, dopo tutte le ricerche, le riflessioni e gli aggiornamenti recenti, sebbene con occhi non religiosi, resta lo stesso uomo che vedevano i miei nonni, vincitore, con i suoi insegnamenti fatti di esempi e di affettuoso silenzio, sulla morte.

Per questo motivo ho scelto di realizzare un'opera che possa essere contemporaneamente sollevata da terra e tangibile, che sorvola chi cammina ma a cui tutti i visitatori possono partecipare attivamente inserendo a dei fili ascendenti il loro pensiero, il loro sentimento verso questo Papa, rendendo una piccola installazione un intervento interattivo e corale.

Ho deciso di intitolare la mostra Paloma, colomba, perché l'obiettivo più tenacemente rincorso dal papa di Bergamo è stato la pace di cui la colomba ne è simbolo.

Paloma è anche un brano stupendo degli anni '50 del genere Habanera, composto proprio a Cuba e vorrebbe essere un'avvolgente colonna sonora immaginaria di questa opera.”

 

Luigi Scarpanti – Ritratto di Papa Giovanni

Colpisce anche un artista profondamente laico come Luigi Scarpanti l’elezione al soglio pontificio di Angelo Roncalli. Il papa ha da poco superato gli ottant’anni quando apre il Concilio Vaticano II (1962) e sono probabilmente le immagini dell’inizio dei lavori conciliari a suggestionare l’artista, che si mette alla prova con il ritratto, un genere piuttosto raro nella sua produzione. Fatta eccezione per gli autoritratti, sono infatti il paesaggio, la veduta di città e la natura morta a sollecitare prevalentemente l’immaginazione dell’artista.

La fase più dichiaratamente espressionista della pittura di Scarpanti, tra la fine degli anni Quaranta e la metà del decennio successivo, si era caratterizzata per la robusta strutturazione delle immagini, la ricchezza degli impasti, i profondi solchi di contorno in nero, l’accordo perfetto dei grigi, dei bruni e dei bianchi. Verso lo scadere degli anni Cinquanta la tavolozza va via via schiarendo, in un’armonia compositiva sempre basata su una inconfondibile sicurezza di tocco, ma determinata dai valori di luce e dal colore, elementi che diverranno caratteristici della produzione successiva.

Il ritratto di Papa Giovanni si colloca nel cuore di questa trasformazione. L’impegno richiesto del tema dilata i tempi di esecuzione che Scarpanti documenta essersi sviluppati su quattro anni, dal 1962 al 1965. Il dipinto una volta iniziato viene ripreso più volte, come indica lo spessore consistente del pigmento. E’ un ritratto ufficiale in cui Giovanni XXIII appare secondo un taglio originale, probabilmente di origine fotografica, con l’abito da cerimonia, seduto, con le mani in grembo, in posizione rilevata rispetto a chi guarda. L’immagine è interamente giocata oltre che sull’originalità dell’impaginazione, sulla eccentricità della tavolozza, preziosa nella raffinata gamma dei verde acqua.

L’ampiezza dell’abito, nel fare massa, impedisce il riconoscimento della fisicità del corpo del pontefice se non fosse per le mani appoggiate in grembo in un gesto naturalissimo. La tendenza alla semplificazione assegna all’immagine una valenza ieratica, accentuata dall’effetto smaltato della superficie pittorica. La singolare intelligenza compositiva di Scarpanti unifica in un’immagine nuova, potente e raffinata, le sembianze di Giovanni XXIII, che conta un ridotto numero di rappresentazioni, tra le quali spicca il ciclo dedicato al pontefice da Giacomo Manzù.

Luigi Scarpanti:

Bergamo 1905 – 1982

Pittore autodidatta, fu operaio rilegatore presso l’Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo. Attento osservatore dei fenomeni artistici ed accanito lettore, trascorse dalle iniziali suggestioni naturalistiche tardottocentesche a una originale interpretazione degli stilemi della corrente del “Novecento” e ad una personale visione tonale, spaziale, prospettica e luministica d’intonazione metafisica. Davide Cugini fu il primo ad apprezzarlo e ad incoraggiarlo acquistandone alcune opere. Dopo la mostra tenuta nel 1944 alla Permanente di Bergamo, Scarpanti fu invitato nel 1947 alla Quadriennale di Roma, dove ritornò nel 1951 e nel 1955; ancora nel 1947 espose alla Biennale di Venezia, dove fu presente anche nel 1950. Partecipò per invito a tutte le edizioni della Biennale Nazionale di Milano, a due edizioni del Premio Campione d’Italia e alla seconda Esposizione d’Arte di Bari. Tenne una trentina di mostre personali, alcune delle quali in note gallerie d’arte di Milano. Vinse prestigiosi concorsi di pittura (primo premio alla mostra dell’Autoritratto nel 1948, al Premio Magrini del 1949, al Premio Dalmine del 1954, al Premio Barbaroux del 1969). Viaggiò in Francia, Spagna, Belgio, Olanda.